BORGO CERRETO


Borgo Cerreto è un antico castello sito alla confluenza del fiume Vigi con il fiume Nera, nel territorio di Cerreto di Spoleto.

Il centro, sviluppatosi nel periodo tardo-medievale, sorse su un crocevia che ebbe una grande importanza fin dall`epoca preromana e romana; qui correva infatti il confine tra le antiche regioni della Sabina e dell`Umbria. In questo punto incontravano la strada di fondovalle del fiume Nera (che doveva svilupparsi sulla riva sinistra del fiume, probabilmente sul tracciato occupato poi dall`ex- ferrovia Spoleto-Norcia) con la strada che da Colfiorito (Valico di Plestia) per Sellano e la valle del Vigi si dirigeva con percorsi montani verso Cascia passando per Ponte, S. Giuliano, Rocchetta.

Nel Medioevo l`abitato si snoda lungo la via che sale al castello di Cerreto di Spoleto. Presso gli attuali ponti si riconoscono alcune strutture murarie a torre, che dovevano vigilare su due ponti levatoi. Il sistema difensivo di Borgo Cerreto si completava sui lati nord ed est con una cinta murata, dove si apriva la porta verso Cerreto di Spoleto, e con la torre presso la Chiesa di San Paterniano. Faceva parte del sistema di castelli e torri di avvistamento che formavano il reticolo fortificato a difesa dell`accesso al nursino; Borgo Cerreto era un avamposto con funzione di difesa del castello di Cerreto di Spoleto e di quello di Ponte (le cui torri comunicava a vista) e controllava l`attraversamento dei fiumi e la viabilità di due arterie principali (lungo il Nera e verso Sellano-Colfiorito).


CHIESA DI SAN PATERNIANO


La Chiesa di San Paterniano si incontra salendo per la vecchia strada a Cerreto di Spoleto, dopo la Chiesa di Santa Maria (con facciata tardo-rinascimentale) e resti di una casa-torre.

La Chiesa di San Paterniano è situata in posizione appartata, il portale è archiacuto, ornato di motivi vegetali; la facciata attuale appare arretrata rispetto a quella originaria perduta, che doveva essere romanica. Nel presbiterio Madonna con Bambino, affresco del sec. XVII. Il campanile era anticamente una torre di avvistamento.


CHIESA DI SAN LORENZO


La Chiesa di San Lorenzo si trova nella frazione di Borgo Cerreto presso il ponte che attraversa il fiume Nera.

Fra i numerosi centri francescani della valle, fu certo uno dei più importanti; apparteneva ai conventuali. Nello stesso luogo sembra esistesse in precedenza una Chiesa intitolata a San Basso, vescovo martire vissuto nel sec. III, le cui reliquie erano venerate nella diocesi di Fermo.

Sul terreno pianeggiante lungo il fiume e al lato della strada per Ponte, la Chiesa di San Lorenzo e l`edificio conventuale che vi si congiunge con un unico lungo braccio, ortogonale ad essa, conservano quasi intatto il decoro che possedevano quando sorsero quasi sette secoli fa. La facciata, in pietra concia di colore rossastro, a due spioventi, non presenta altri ornamenti che quelli finemente scolpiti del portale archiacuto, con fasci di colonnine nella strombatura e ghiere nell`arco, e del piccolo rosone, il cui effetto si è però perduto con il restauro.

L`interno è quello tipico delle chiese degli ordini minori mendicanti: è composto da una spaziosa navata rettangolare, coperta a capriata, e da un coro a terminazione rettilinea, coperto da crociera a costoloni poggianti su peducci. Delle pale dell`altare rimane una Madonna con i SS Antonio da Padova, Filippo Neri, Francesco di Sales e Francesco di Assisi, interessante centone di celebri modelli seicenteschi romani.

Nella controfacciata, a destra, Madonna della Misericordia, dei primi del sec. XV. Nella parete destra, resti di affreschi votivi del sec. XIV, di semplice fattura.

Nella controfacciata, a sinistra, Madonna di Loreto, datata 1507; quattro Santi, della fine del sec. XV. Nella parete sinistra, S. Domenico, del principio del sec. XIV; Padre Eterno e Annunciazione, della maniera degli Angelucci; Crocifisso scolpito del sec. XVII; S. Vincenzo Ferrer, statuina lignea del principio del sec. XIX; S. Caterina, Deposizione e Crocifissione, di un maestro umbro del primo trecento; Madonna del Rosario, della maniera degli Angelucci; Predica agli uccelli, del sec. XIV; Madonna in trono, sul muro dell`angolo, della prima metà del sec. XI.

Nella parete di fondo del coro gli affreschi si distinguono, secondo la cronologia, in tre gruppi. Il più antico, riferibile ai primi anni del sec. XIV, comprende le due grandi immagini del Crocifisso ai lati della monofora (a sinistra, nell`iconografia simbolica della croce si innalza sulla figura di Adamo, purificato dal sangue di Cristo; a destra, nell`iconografia storica del Cristo in croce con a fianco la Maddalena) e la lunetta di incerto soggetto di cui restano due figure di offerenti. Il secondo, in basso ai lati, comprende il S. Ludovico e la Madonna del sec. XV. Il terzo è costituito dal riquadro sotto la monofora (mutilato quando questa fu riaperta), ornato di ricca cornice e di candelabri, raffigurante la Madonna in trono con S. Francesco e un altro Santo francescano.

In sagrestia, lapide con iscrizione che ricorda l`esistenza nel luogo di acque curative.

MUSEO DELLE MUMMIE 

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE BARONIO VINCENZO

Il Museo delle Mummie si trova a Borgo Cerreto, un piccolo borgo medievale del Comune di Cerreto di Spoleto (PG), ed è allestito all'interno del Centro di documentazione "Baronio Vincenzi". Il Museo presenta alcuni aspetti della vita del borgo attraverso i corpi mummificati di alcuni suoi abitanti, rinvenuti nella cripta della Chiesa dei S.S. Gesù e Maria. Oltre ai corpi mummificati, sono state rinvenute anche alcune testimonianze dell'attività e della vita di Baronio Vincenzi, medico e chirurgo di Cerreto di Spoleto, tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento. Gli studi condotti sulle mummie e sugli altri reperti hanno rivelato particolari della vita quotidiana, dell'alimentazione, delle malettie, delle pratiche chirurgiche e dell'abbigliamento di una piccola comunità umana che visse e si sviluppò tra le case, i vicoli, i palazzetti e i campi di un angolo di Valnerina.

Per gli orari di apertura visitare il sito http://www.museodellemummie.it/

CENTRO TERMALE DI TRIPONZO

Il Complesso Termale di Triponzo, si trova nel territorio del comune di Cerreto di Spoleto all'altezza del km. 50,400 della S.R. 209. Ed occupa un'area di circa 4,7 ettari caratterizzata dalla presenza di zone sia boschive che campestri, sia edificate.
L'organizzazione di tali aree e dei fabbricati su di esse esistenti sono il frutto di interventi di costruzione e ampliamento che si sono succeduti in vario modo da quasi due secoli.
Il primo intervento di cui si ha notizia risale alla fine del 1800, nel 1985 vengono iniziati i lavori per l'ampliamento.

Le Terme dei "Bagni di Triponzo", sono costituite da un insieme di edifici per circa 1600mq e terreni per circa 4.7 ettari, situati in corrispondenza di sorgenti termali sulfuree che scaturiscono alla temperatura di 30°C, di cui se ne utilizzano le acque, aventi riconosciuta efficacia terapeutica.

Le attività presenti all’interno del complesso prevedono spazi per attività quali bagni termali, cure inalatorie, sauna, bagno turco, percorso vascolare, zone relax, cabine per fanghi, massaggi e trattamenti estetici. I lavori di ristrutturazione interessano il complesso e le aree di pertinenza, il fine lavori è previsto per la primavera 2016.

Per essere sempre aggiornato visita il sito http://www.bagniditriponzo.it/

EREMO DELLA MADONNA DELLA STELLA

Le vicende storiche dell`Eremo della Madonna della Stella risalgono al secolo VIII quando, alla confluenza di Valle Noce e Valle Marta, lungo gli antichi itinerari che, provenienti da Leonessa e Cascia, confluivano verso il Castaldato Pontano e quindi verso Spoleto, capitale dell`omonimo ducato longobardo, sorse il Monasterium S. Benedicti in Faucibus o in Vallibus, soggetto all`Abbazia di S. Pietro di Ferentillo fatta edificare nel 720 dal duca Faroaldo.

La costruzione del monastero, lungo un nodo stradale così importante, è da legare sia alla politica di controllo del territorio esercitata dai duchi di Spoleto, sia, più in generale, all`opera di evangelizzazione e di espansione del monachesimo nella montagna. Nel solo territorio di Cascia, infatti, sono attestati nello stesso periodo ben undici celle monastiche e una quindicina di monasteri benedettini. D`altronde nell`intera Valnerina, fin dal V° secolo, alcuni monaci siriani avevano trasferito l`esperienza monastica orientale con varie celle che poi portarono alla fondazione dell`Abbazia di Sant`Eutizio in Valle Castoriana nei pressi di Preci e dell`Abbazia dei Santi Felice e Mauro nei pressi di SantAnatolia di Narco. Monaci che all`opera di evangelizzazione affiancarono quella di bonifica delle valli dai continui impaludamenti come testimonia l`uccisione del drago da parte dei Santi Felice e Mauro scolpita sulla facciata della chiesa di San Felice.

Né va dimenticato che nel 480 nacque a Norcia San Benedetto nel cui nome l`aspirazione monastica si concretizzerà, appunto, in una miriade di celle e monasteri. In seguito, il declino dei Benedettini in tutto il territorio verificatosi dal 1200 in poi favorì l`insediamento di un altro ordine, quello degli Agostiniani, che progressivamente prendevano possesso dei beni e dei monasteri abbandonati dai primi. Fu così che nel 1308 il Capitolo Lateranense concesse i possedimenti, precedentemente incorporati, ai frati Andrea da Cascia e Giovanni da Norcia, eremiti dell`ordine di Sant`Agostino di Cascia, con il solo obbligo di versare un danaro all`anno in favore della chiesa di San Benedetto in occasione della festa del Santo. Qualche strascico però dovette esserci tra i due ordini se nel 1337 il Capitolo Lateranense, tramite un suo procuratore, sentì il bisogno di ribadire la concessione precedente con un nuovo atto.

Risalita la stretta valle, i due eremiti diedero inizio all`opera di edificazione dell`eremo attuale che poi prese il nome di Santa Croce in Valle. Alla nuova chiesa, in parte ricavata scavando nella roccia, si aggiunsero con il tempo una decina di celle monastiche, ricavate anch`esse nella parete rocciosa con l`aggiunta di parti murarie. Sorgeva così una sorta di Laura dove la recente esperienza cenobitica si fondeva con quella più antica degli eremiti orientali. Alla vita comunitaria intorno alla chiesa e al refettorio, dislocato quest`ultimo sul piazzale limitrofo e di cui rimangono solo alcuni fregi sulla parete a monte, si affiancava quella del silenzio e della meditazione nell`alveare di celle scavate nella roccia. Esperienza, questa, rintracciabile anche in altri luoghi della Valnerina, primo fra tutti proprio Sant`Eutizio in Valle Castoriana.

Nel 1416 la chiesa di Santa Croce fu abbellita con un ciclo pittorico che, partendo da destra, raffigura una piccola Pietà seguita da una Pietà più grande con il busto del Cristo morto che esce dal sepolcro e da S. Michele Arcangelo che uccide il dragone. Entro una cornice in finto mosaico è poi raffigurata la Madonna in trono con il Bambino poppante tra S. Pietro e S. Paolo. Nel trittico successivo appare S. Lucia con due fiaccole in mano tra S. Benedetto che regge il libro della regola e S. Caterina di Alessandria con la ruota in mano. Un muro divide tale ciclo dal trittico della sagrestia che raffigura la Madonna in trono con ai lati S. Agostino e S. Gregorio Magno. La data in caratteri gotici si trova in fondo al trittico della sagrestia.

Con il passare degli anni anche gli Agostiniani di Cascia cominciarono a disertare questo luogo di culto, tanto che nel 1459 nominarono un cercatore per S. Croce, segno evidente di sopperire all`assenza di un presidio stabile sul posto. Il De Lunel, nella sua visita apostolica del 1571, riferì di aver trovato la chiesa derutam, con i redditi goduti dal vicino castello di Roccatamburo.

Persa quasi la memoria del luogo, quando nel 1833 due pastorelli di Roccatamburo ne rinvennero il dipinto in mezzo ai rovi, si gridò al miracolo. Riprese allora il culto da parte delle popolazioni dei paesi vicini e con le offerte ricavate dai fedeli fu restaurata la chiesa che da allora prese il nome di Madonna della Stella dalla veste che, indossata dalla Madonna dipinta sulla parete rocciosa, è trapunta di croci a forma di stelle.

Da allora l`eremo fu custodito da eremiti volontari, l`ultimo dei quali, ricordato ancora da molti anziani, fu Luigi Crescenzi di Poggioprimocaso. Egli servì l`eremo dal 1919 al 1949, anno nel quale morì cadendo dall`alto del piazzale antistante le celle monastiche. Il culto mariano è rimasto vivo in tutta la popolazione della montagna e ogni anno, nel mese di maggio, numerose processioni provenienti dai paesi vicini si inerpicano per il ripido sentiero a rinnovare la devozione tramandata attraverso le generazioni.

Roccatamburo, alla cui parrocchia la chiesa della Madonna della Stella è soggetta, e che da sempre ne cura la manutenzione e il decoro, spetta l`onore di aprire, la prima domenica di maggio, il ripetersi della tradizione.

I SENTIERI DELLA VALNERINA

Il territorio della Valnerina è definito geograficamente a nord dal massiccio del monte Cavallo, a sud e a est dal gruppo dei Monti Sibillini e più in generale dalla dorsale appenninica, a ovest dei monti di Spoleto.
I suoi caratteri naturali peculiari si manifestano attraverso un'aspra orografia, tipica di un territorio montano, evidenziando in tal modo la particolarità di questo territorio all'interno di una regione caratterizzata, prevalentemente da un paesaggio collinare. E' na vera e propria regione montana di circa mille km quadrati, dove l'unica pianura degna di questo nome è il Pian Grande di Castelluccio che, fra le tante particolarità, ha quella di essere a 1.500 metri d'altezza, racchiuso entro una corona di monti ancora più alti. 
Per il resto, monti, fiumi, valli, boschi e una miriade di piccoli insediamenti satelliti dei "centri maggiori", i dieci comuni della Valnerina: Cerreto di Spoleto, Cascia, Monteleone, Norcia, Poggiodomo, Preci, Scheggino, Sellano, Santa Anatolia di Narco, Vallo di Nera.
In tutto la Valnerina è abitata da quindicimila abitanti.

Un territorio che è la quintessenza della cultura e della storia delle popolazioni che vivono lungo l'Appennino; un distillato in cui l'uomo, partecipe della realtà che lo circonda ha rallentato il corso del tempo per pagare il suo omaggio ad una natura che mostra ancora aspetti di straordinaria bellezza e che può parlare a ciascuno di noi come ai tempi primigeni.

Qui si può raggiungere il connubio tra arte, natura, ultura, gastronomia e sport, con numerosissime possibilità di appagamento fisico, ma soprattutto psichico. In questo territorio si può davvero affermare che il corpo, lo spirito e la mente, trovano soddisfazione un una maniera armonica e completa grazie al connubio tra le bellezze naturali, paesaggistiche ed artistiche.

Tutta la Valnerina è oggi riconosciuta come una palestra all'aria aperta dove i più esperti, ma anche le famiglie con bambini possono riscoprire il piacere di una vacanza attiva e divertente nella natura. È inoltre un territorio ricco di spiritualità, che ha dato i natali a Santa Rita da Cascia e San Benedetto da Norcia, due delle colonne portanti della cristianità.

È un territorio che si è conservato pressochè integro, sprezzante delle offese che la modernità cerca di arrecargli, con i suoi monti che sembrano ergersi a difesa del territorio offrendo così un'esperienza edenica, unica ed irripetibile.
Sono questi monti i custodi di un'inimitabile vallata, da proteggere come l'ultima rimasta di un'epoca remota e ormai quasi estinta, con paesi fra i monti che sembrano venire direttamente dal passato, lo sciabordare dell'acqua lungo i numerosi fiumi, i colori, i profumi, i sapori. Tutto capace di suscitare delle emozioni che difficilmente saranno dimenticate da chi visita questi luoghi. 

Per organizzare i vostri itinerari visitare il sito: http://www.isentieridellavalnerina.it/

TRACCIATO EX FERROVIA SPOLETO-NORCIA

Inaugurata nel 1926 e dismessa nel 1968, la linea ferroviaria che da Spoleto arrivava a Norcia rappresentava un piccolo esempio di ferrovia alpina per le brillanti soluzioni adottate al fine di fronteggiare le difficoltà del tracciato.

Per le sue caratteristiche plano-altimetriche la ferrovia Spoleto-Norcia può definirsi una ferrovia alpina e rappresenta un piccolo gioiello di ingegneria ferroviaria. Lungo i suoi 51 Km furono infatti scavate un gran numero di gallerie, ideati tratti a percorso elicoidale, costruiti alti viadotti ed installati ponti in ferro per permettere al convoglio, una volta lasciata Spoleto, di salire fino al valico della galleria di Caprareccia (lunga 1936 metri), ridiscendere nella valle del Nera e proseguire poi, oramai in piano, fino alla stazione di Norcia attraversando la valle del Corno e quella del fiume Sordo.

L'idea di convertire il dismesso tratto ferroviario in un percorso destinato al turismo risale a qualche anno fa ed è stata seguita da una accurata opera di messa in sicurezza di tutto il tracciato.

Attualmente della vecchia linea restano ben poche tracce, essendo state asportate tutte le traversine ed i binari, mentre molti sono i caselli sono oggi comodi punti per lasciare l'auto o info point per i turisti.

Grazie alla sua posizione l'ex-stazione di Sant'Anatolia di Narco può essere considerata un valido punto di riferimento che permette di dividere la parte del percorso più impegnativa, cioè quella in direzione Spoleto, da quella più agevole in direzione Norcia.

Il 23 Settembre 2012, si è svolto il primo tour della ferrovia Spoleto-Norcia, l'intero tracciato infatti è stato percorso interamente con le bici partendo da Spoleto fino ad arrivare a Norcia, l'evento organizzato dall'MTB Club Spoleto ha riscosso un grande successo

Per maggiori informazioni visita i siti:

http://www.laspoletonorciainmtb.it/

http://www.ferrovieabbandonate.it/linea_dismessa.p...

http://www.lifeintravel.it/ferrovia-spoleto-norcia...